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Patologie dell'apparato uro-genitale femminile

Patologie dell'apparato uro-genitale femminile

Dismenorrea

Che cos’è la dismenorrea?

È definita dismenorrea la mestruazione dolorosa con sintomatologia sia locale (a livello addominale), che generale (mal di testa, tensione mammaria, stanchezza etc.).

Quali sono le cause?

Può essere attribuita ad un meccanismo psicogeno, un disordine ormonale o a spasmi del miometrio (dismenorrea primitiva) oppure a infiammazione pelviperitoneale o alterazione dello svuotamento uterino che porta a contrazioni dolorose (dismenorrea secondaria).

I dolori mestruali si possono ridurre?

Solitamente viene prescritta la pillola anticoncezionale che “tenendo a riposo le ovaie” riduce la sintomatologia tipica del ciclo mestruale. In altri casi vengono consigliati antinfiammatori e antidolorifici che però come si sa hanno una serie di effetti collaterali specialmente nell’utilizzo per lunghi periodi.

L’alternativa è assumere preparati naturali ad attività antinfiammatoria e tra i più comuni ricordiamo quelli a base di curcuma, quercetina, PEA (palmitoiletanolamide), N-acetilcisteina (NAC), ALA (acido alpha lipoico) o bromelina.

Endometriosi

Che cos’è l’endometriosi?

L’endometriosi è una patologia caratterizzata da una localizzazione ectopica di tessuto endometriale.

Si distingue l’endometriosi interna (adenomiosi) ossia quella che presenta isole abnormi di tessuto nel miometrio della parete uterina, da quella definita endometriosi esterna caratterizzata dalla presenza di focolai di tessuto in varie sedi del corpo esterne all’utero; si riscontra quindi la presenza di tessuto endometriosico nelle tube di Falloppio, nelle ovaie, nei legamenti uterini, nel setto retto-vaginale, nel peritoneo pelvico, nell’uretere, nell’intestino o addirittura, in rari casi, a livello del pericardio e delle pleure.

Questo tessuto ectopico è governato dalle stesse influenze ormonali dell’endometrio normale così da avere emorragie con lo stesso ritmo del flusso mestruale. Il sangue, poiché non può evadere all’esterno attraverso la vagina, si raccoglie in focolai ectopici formando delle strutture cistiche e infiammando cosi l’area interessata. L’endometriosi, a volte silente ma per la maggior parte dei casi sintomatica, proprio a causa della presenza continua di uno stato infiammatorio, si manifesta con uno o più dei seguenti sintomi: dimenorrea (mestruazioni dolorose), dolore pelvico cronico, flussi mestruali irregolari, duraturi e abbondanti, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), dischezia (dolore durante la defecazione) disuria (dolore durante la minzione).

La tipologia di endometriosi più frequente è quella ovarica con la presenza di cisti che contengono di fatto sangue mestruale (prodotto dalle cellule endometriali ectopiche) e pertanto definite anche cisti “cioccolato” proprio a livello della parte più delicata ed importante dell’apparato riproduttore femminile.

Come viene diagnosticata l’endometriosi?

Innanzi tutto si raccolgono i dati anamnestici “interrogando” la paziente sulla sua sintomatologia e le caratteristiche del suo ciclo mestruale e poi procedendo con l’ecografia transvaginale. Al fine di escludere la presenza di un tumore ovarico può essere richiesto anche un esame del sangue per il dosaggio del CA-125, una proteina presente sulle superfici epiteliali anche della cervice uterina, dell’endometrio e delle tube di Falloppio. In caso di endometriosi il valore della CA-125 è moderatamente elevato mentre in caso di tumore è elevatissimo.

Quali sono le cause?

Ancora non è chiaro il meccanismo che regola l’insorgenza di questa malattia anche se la teoria più accreditata è quella della mestruazione retrograda ossia il reflusso del sangue mestruale all’interno della pelvi che porta all’impianto di cellule endometriali (ricordiamo che il sangue mestruale deriva dallo sfaldamento ciclico dell’endometrio ossia la mucosa di epitelio prismatico semplice che delimita la superficie interna dell’utero rivestendo il miometrio, lo strato muscolare della parete dell’utero) nei tessuti degli organi/strutture sopracitati. Altre teorie suggeriscono che alcune cellule endometriali potrebbe essere invece trasportate attraverso la via linfatica od ematica in altri organi e lì proliferare sottostando poi agli stessi meccanismi di quelle a livello uterino. Altre ancora parlano di metaplasia ossia la trasformazione di alcuni elementi cellulari differenziati di un tessuto in elementi aventi i caratteri morfologici e funzionali di un altro tessuto. Infine potrebbe esserci una predisposizione genetica all’endometriosi o un problema a livello del sistema immunitario che permette l’impianto e la proliferazione di queste cellule anche in sedi anomale per le stesse.

In Italia circa il 5% delle donne sono affette da endometriosi e in totale si stimano circa 3 milioni di casi diagnosticati tra i 25 e i 35 anni (anche se la patologia può comparire anche in fasce d'età più basse).

L’endometriosi si può curare?

L’endometriosi si può curare o meglio si può controllare perché di fatto non si guarisce mai del tutto.

La terapia solitamente è quella farmacologica che prevede l’utilizzo di estroprogestinici, antinfiammatori e antidolorifici che tengono sotto controllo i sintomi, soprattutto quelli dolorosi,  ma in alcuni casi deve essere necessariamente abbinata all’intervento chirurgico che mira ad asportare il tessuto endometriosico sviluppatosi in sedi anomale. È un intervento molto delicato soprattutto quando viene effettuato a livello ovarico perché può portare a una riduzione del potenziale riproduttivo della donna riducendo la sua riserva ovarica.

Esistono rimedi naturali per tenere sotto controllo i sintomi?

In caso di sintomatologia lieve o a supporto della terapia farmacologica esistono oggi in commercio diversi preparati naturali ad attività antiossidante e antinfiammatoria. Spesso vengono consigliati dal medico proprio per cercare di ridurre l’utilizzo di farmaci che nel lungo periodo possono dare problemi di effetti collaterali (come gli antinfiammatori) oppure da utilizzare nei periodi di sospensione della terapia.

Tra i più comuni abbiamo gli integratori alimentari a base di curcuma, quercetina, PEA (palmitoiletanolamide), N-acetilcisteina, ALA (acido alpha lipoico) o bromelina.

Policistosi ovarica

Che cos’è?

Conosciuta più comunemente come sindrome dell’ovaio policistico (PCOs) presenta il seguente quadro anatomopatologico: ovaie ingrandite con piccole cisti (che si formano a causa del mancato rilascio dell’ovocita nell’ovaio), alterazione endocrinologiche (con uno sbilanciamento ormonale verso una maggiore produzione di ormoni maschili) e metaboliche (con accumulo di grasso sottocutaneo e aumento di peso). Questa sindrome influenza nella donna sia la sfera riproduttiva che quella metabolica ma anche in conseguenza quella estetica e psicologica.

La cause non sono ancora ben riconosciute ma di fatto il quadro clinico evidenzia insulino resistenza e uno sbilanciamento ormonale con maggior presenza di ormoni maschili che causano irsutismo, irregolarità o addirittura scomparsa del ciclo mestruale e infertilità. Probabilmente è coinvolta anche una componente genetica visto che le donne con sorelle affette da questa sindrome hanno un rischio doppio di svilupparla.

Come viene diagnosticata?

Qualora si abbia la concomitante presenza di iperproduzione di androgeni (ormoni tipicamente maschili), di cicli anovulatori (ossia con il mancato rilascio dell’ovulo nelle ovaie) e diagnosi ecografica di ovaie con l’aspetto policistico, si può fare diagnosi certa di questa patologia. Anche l’isulino resistenza sembra avere un ruolo importante in quanto porta ad un aumento della produzione di androgeni da parte delle ovaie e in conseguenza alla sindrome dell’ovaio policistico.

La policistosi ovarica si può curare?

Il trattamento prevede innanzi tutto la riduzione dei sintomi attraverso una dieta corretta e l’esercizio fisico volti al controllo del peso e quindi in conseguenza ad una riduzione del testosterone, dell’insulina e dell’ormone luteinizzante (l’ormone che stimola le gonadi). Anche l’astensione al fumo consente di ridurre i livelli di androgeni.

Il trattamento farmacologico viene deciso in base all’entità dei sintomi e dall’eventuale desiderio di una gravidanza: possono essere prescritti estroprogestinici (contraccetivi orali) utili per ridurre la produzione di gonadotropine, farmaci specifici per regolarizzare gli ormoni, antidiabetici orali.

Abbinati ad uno stile di vita sano possono essere consigliati anche integratori alimentari a base di mioinositolo e acido alfa lipoico.

Cistite

Che cosa è la cistite?

La cistite è un'infiammazione acuta o cronica della parete della vescica urinaria frequentemente provocata da un'infezione batterica ma che può essere anche di origine virale o fungina, da farmaci, da agenti chimici tossici o da un tumore vescicale.

In caso di cistite si ha difficoltà nell’emettere urina che viene eliminata goccia a goccia, si sente il bisogno continuo di urinare, si sente bruciore o addirittura dolore durante la minzione (con talvolta anche perdita di sangue).

Perché sono principalmente colpite le donne?

Nelle donne si ha una maggiore incidenza di cistiti batteriche rispetto che nell’uomo.

La diversa conformazione anatomica dell’uretra (più corta nella donna rispetto all’uomo) nell’ultimo tratto escretore comporta che nella donna l’uretra sia nelle immediate vicinanze della vagina e quindi al retto con conseguente rischio maggiore che i batteri provenienti dall’intestino, possono raggiungere il condotto uretrale e da qui risalire in vescica. Inoltre la loro colonizzazione può essere favorita dalle secrezioni normalmente presenti in vagina.

Come si cura la cistite?

Innanzi tutto è necessario effettuare un’urino cultura al fine di identificare la presenza di un agente infettante. In questo caso la terapia farmacologica è quella antibiotica. Spesso si utilizzano anche antinfiammatori soprattutto nella fase acuta più dolorosa.

In caso di cistite non batterica si procede ove possibile all’eliminazione del fattore che l’ha scatenata.

Anche l’utilizzo di sostanze naturali può alleviare i disturbi e soprattutto riducendo il numero delle recidive: curcuma, cranberry (la varietà americana del mirtillo rosso) e l’uva ursina sono quelli maggiormente consigliati.

 

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