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16gen

IPERPLASIA PROSTATICA BENIGNA E SESSUALITÀ

Che cos’è l’ipertrofia prostatica benigna?

L’iperplasia prostatica benigna (IPB), conosciuta più comunemente ma erroneamente come ipertrofia prostatica benigna (anche se non è del tutto corretto), è l’ingrossamento della prostata dovuto ad un aumento del numero di cellule.

La prostata, una piccola ghiandola posta sotto la vescica e presente solo nell’uomo, deputata alla produzione di un liquido ricco di sostanze importanti per la sopravvivenza e la qualità degli spermatozoi, tende ad ingrossarsi fisiologicamente con l’avanzare dell’età.

L’aumento di volume comporta lo schiacciamento dell’uretra, il canale attraverso il quale viene espulsa l’urina, provocando una serie di disturbi quali difficoltà minzionale, ristagno di urina nella vescica e bisogno di urinare più spesso. Di per sé l’IPB è una patologia benigna, ma occorre intervenire per ridurre la sintomatologia ad essa associata, ovvero quelli conosciuti come LUTS (Low Urinary Tract Symptoms – sintomi delle basse vie urinari), ed evitare che con il tempo porti all’ostruzione completa dell’uretra (in questo caso diventa necessario l’intervento chirurgico).

L’ingrossamento della prostata può avvenire già in giovane età (attorno ai 30 anni) generalmente senza sintomatologia; l’accrescimento provoca alterazioni in maniera silente a livello di tutto il tratto urogenitale e i primi disturbi solitamente si avvertono a partire dai 50-60 anni.

In caso di IPB si riesce comunque ad avere rapporti sessuali?

Solitamente si, l’attività sessuale non è preclusa per questi pazienti.

È pur vero che poiché l’IPB provoca nel tempo alterazioni a livello di tutto l’apparato urogenitale non è da escludere il fatto che essa possa essere correlata in alcuni casi anche alla disfunzione erettile (DE).

Nello studio Multinational Survey of the Aging Male (MSAM-7) (Rosen, 2003) è stato sottolineato come vi sia una stretta relazione tra età, severità dei sintomi delle basse vie urinarie (LUTS) causati da ipertrofia prostatica e disfunzione erettile. Per ogni decade di età si ha un aumento significativo della percentuale di uomini con LUTS di grado moderato o severo e ciò si associa a un parallelo aumento della prevalenza di disfunzione erettile (in caso di LUTS di grado severo l’incidenza della DE è dell’82,5%).

In caso di iperplasia prostatica benigna è stata dimostrata infatti una ridotta produzione di ossido nitrico (NO), una sostanza importantissima per la corretta funzionalità dei vasi sanguigni e strettamente correlata all’erezione (l’NO dilata le arterie permettendo un maggiore afflusso sanguigno nei corpi cavernosi del pene) e un’alterazione del sistema nervoso simpatico che può portare ad un aumento dei fattori costrittivi responsabili della disfunzione erettile (contrazione della muscolatura liscia dei corpi cavernosi e stato di flaccidità del pene).

Occorre poi considerare il fatto che la vecchiaia porta con sè:

  • processi aterosclerotici diffusi che possono interessare anche la prostata, la vescica e l’apparto genitale; la perdita di muscolatura liscia con deposito di tessuti fibrosi riduce di fatto la funzionalità circolatoria;
  • la riduzione degli ormoni steroidei maschili circolanti e il conseguente squilibrio tra testosterone ed estrogeni che giocano un ruolo importante non solo nell’ipertrofia prostatica e dei conseguenti LUTS ma anche nella disfunzione erettile.

Da non sottovalutare infine la componente psicologica derivante dalla presenza dei LUTS collegati all’IPB che, inevitabilmente, compromettono la qualità di vita del paziente anche per quanto riguarda la sfera sessuale.

Quali sono i sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna?

Come risaputo la causa dell’iperplasia prostatica benigna è a tutt’oggi sconosciuta, anche se la teoria più accreditata ci dice che sia una malattia associata all’invecchiamento ed in particolare ai cambiamenti ormonali con una maggiore conversione di testosterone in diidrotestosterone ed estradiolo.

I sintomi riconosciuti sono di due tipi:

  • urinari di tipo ostruttivo, come la difficoltà ad urinare (flusso debole e/o intermittente) o l’incompleto svuotamento della vescica,
  • irritativi come il bisogno di urinare più spesso e anche nelle ore notturne, l’urgenza e il bruciore.

Poiché è una patologia progressiva e non completamente curabile (il processo iperplasico infatti può essere solo rallentato tramite l’utilizzo di farmaci, integratori o con l’intervento chirurgico) l’incompleto svuotamento della vescica può portare ad un aumento dei batteri nel residuo vescicale con conseguenti prostatiti (infiammazione della prostata) e pielonefriti (infiammazione e infezioni a livello dei reni) nonché a ritenzione urinaria, che nel tempo può diventare cronica e provocare danni a livello della muscolatura vescicale  fino alla compromissione renale .

Quali sono le terapie per l’ipertrofia prostatica benigna?

Il processo ipertrofico può essere rallentato mediante l’utilizzo di farmaci, gli inibitori della 5 alfa reduttasi, che riducono la conversione del testosterone in diidriotestosterone. Durante il periodo di trattamento, che è di minimo 6 mesi, si possono manifestare però effetti collaterali quali la riduzione della libido, deficit erettile e dolenzia/ingrandimento del seno.

Una riduzione dei LUTS si può ottenere invece con l’assunzione di alfa litici che rilassano la muscolatura liscia del collo vescicale, aumentando di conseguenza il flusso urinario. Anche questi farmaci però possono dare effetti collaterali come ipotensione, vertigini, affaticamento/debolezza ed emicrania.

Nella fase iniziale i pazienti rispondono solitamente bene anche trattamenti che prevedono l’utilizzo di integratori alimentari come i betasitosteroli o la Serenoa (che hanno un meccanismo simile a quello dei farmaci inibitori della 5 alfa reduttasi) e antiossidanti come la curcuma e il licopene, che riducono anche il processo infiammatorio.

Devo seguire una dieta particolare in caso di ipertrofia prostatica benigna?

I dati scientifici indicano che una dieta a basso contenuto di grassi, soprattutto di origine animale, a favore di frutta e verdura ricchi di polifenoli e antiossidanti possono ridurre la componente infiammatoria, concausa dei disturbi minzionali nell’IPB.

Preferire poi il pesce alle carni rosse, ridurre i carboidrati complessi, aumentare il consumo di acqua e seguire un sano stile di vita (riduzione dell’assunzione di alcool, astensione al fumo e regolare attività fisica) sono altri elementi importanti per mantenere una prostata in forma.