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25set

TUMORE ALLA PROSTATA: 7.000 ITALIANI COLPITI OGNI ANNO

È di pochi giorni fa la notizia pubblicata da ANSA “Tumore prostata metastatico, 7mila italiani colpiti l'anno”, il cancro maschile più frequente ma anche curabile nel 90% dei casi, se precocemente diagnosticato e trattato.

Nella maggior parte dei casi il tumore prostatico ha origine dalle cellule della ghiandola stessa, i così detti adenocarcinomi, ma si possono trovare in rari casi anche sarcomi (rari tumori che si formano nei tessuti molli), carcinomi a piccole cellule e carcinomi a cellule di transizione, originati da altre cellule della prostata.

Come viene diagnosticato il tumore alla prostata?

Il test diagnostico più frequentemente utilizzato è quello del PSA (l’antigene prostatico specifico). Tuttavia, non può essere considerato un vero e proprio marcatore tumorale in quanto si può avere un PSA elevato anche in presenza di una infiammazione o una infezione alla prostata, come del resto si può trovare un PSA basso in presenza di malattia neoplastica.

La ricerca si sta concentrando infatti su un nuovo marcatore conosciuto come IsoPSA il quale sarebbe in grado di orientare il medico sulla diagnosi di neoplasie aggressive (tumore alla prostata metastatico).

Durante la visita specialista l’urologo, raccoglie informazioni sulla storia familiare del paziente, i sintomi ed effettua l’esame digito rettale e l’ecografia transrettale.

A seguito di questi esami, se l’urologo sospetta la presenza di un tumore prostatico, prescriverà la biopsia, necessaria per una diagnosi certa e per la scelta corretta della terapia (chirurgica e non) alla quale il paziente dovrà sottoporsi.

Quali sono le cause del tumore alla prostata?

Purtroppo, le cause sono ancora sconosciute ma sono stati definiti i fattori di rischio, per alcuni dei quali è possibile intervenire con la prevenzione.

Con l’avanzare dell’età il rischio di sviluppare un cancro alla prostata aumenta: la maggior parte degli uomini ai quali viene diagnosticato ha un’età superiore ai 60 anni mentre difficilmente compare sotto i 45.

Anche la storia famigliare (l’avere un parente stretto affetto da questo tumore), alcuni fattori genetici e ormonali (alti livelli di androgeni), possono aumentare il rischio; inoltre le statistiche ci dicono che la razza afroamericana è più soggetta allo sviluppo del carcinoma prostatico piuttosto che quella bianca e asiatica.

Gli studi clinici riportano che l’infiammazione ricorrente o cronica della prostata (la così detta prostatite) potrebbe essere una delle cause che favoriscono lo sviluppo delle cellule tumorali; la causa scatenante potrebbe essere di origine virale, batterica o addirittura determinata da sostanze tossiche introdotte dall’estero.

Anche la dieta e lo stile di vita (la sedentarietà) sono considerati fattori di rischio: gli uomini che seguono una dieta ricca di grassi animali o carne, insaccati, fritti, latticini sembrano essere più esposti mentre quelli che seguono una dieta più vegetariana sembrerebbero meno a rischio.

Quale prevenzione per il tumore alla prostata?

Sicuramente la visita urologica dopo i 50 anni di età è il primo passo da fare per tenere sotto controllo tutte le patologie che interessano la ghiandola prostatica.

Gli esperti, consigliano di seguire una dieta ricca di frutta e verdura (in particolare gli ortaggi gialli e verdi), di utilizzare i condimenti come l’olio d’oliva e di integrare vitamina, soprattutto A, D, E e selenio.

Praticare uno stile di vita sano, facendo regolare attività fisica, abolendo il fumo e riducendo il consumo di alcool oltre a seguire una corretta alimentazione, rappresentano le principali regole di prevenzione primaria valide per altri tipi di patologie, sia tumorali che non e che vengono consigliate ormai da tutti gli esperti.