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IPERPLASIA PROSTATICA BENIGNA, PATOLOGIA EVITABILE?

CHE COS’È L’IPERPLASIA PROSTATICA BENIGNA?

Liperplasia prostatica benigna (IPB) chiamata anche (non del tutto correttamente) ipertrofia prostatica benigna, è l’ingrossamento della prostata causato da un aumento del numero delle cellule. Infatti, con l’età, a partire dai 35 anni circa, la prostata tende ad aumentare di volume, secondo un processo che può essere considerato fisiologico. Si parla di iperplasia prostatica quando il peso della ghiandola prostatica diventa superiore a 20 g. Essa è una patologia benigna ed inevitabile, legata all’invecchiamento nell’uomo.

L’ingrossamento della prostata schiaccia l’uretra, il canale attraverso cui viene espulsa all’esterno l’urina, con conseguente difficoltà minzionale, ristagno di urina nella vescica e bisogno di urinare più spesso. Sul lungo periodo, se non si interviene per rallentare questo processo o se non si riduce il volume della prostata con la chirurgia, il ristagno delle urine per ostruzione vescicale può provocare ritenzione urinaria, insufficienza renale, infezioni ricorrenti, ematuria (presenza di sangue nelle urine) e calcolosi vescicale. A livello vescicale, l’ostruzione prolungata al deflusso di urina provoca riduzione del volume funzionale della vescica, ispessimento della parete della vescica stessa con conseguente minor estensibilità e iperattività del muscolo detrusore della vescica per la continua sollecitazione a cui è sottoposto. 

TUTTI GLI UOMINI VANNO INCONTRO A IPERPLASIA PROSTATICA?

Si! È una patologia benigna ed inevitabile (risultata la seconda patologia più diagnosticata nella popolazione maschile italiana, dopo l’ipertensione e prima dell’ictus), legata all’invecchiamento. L’iperplasia prostatica è comune negli uomini con età superiore ai 50 anni: il 70% degli uomini con più di 70 anni presenta evidenze istologiche di iperplasia prostatica. In circa il 40% dei casi, l’iperplasia prostatica evolve verso una condizione conclamata di ostruzione urinaria che rende quindi necessario l’intervento chirurgico.

QUALI SONO LE CAUSE?

La causa della iperplasia prostatica benigna è sconosciuta. È possibile che la malattia sia associata a cambiamenti ormonali dovuti all’invecchiamento.

I testicoli producono il testosterone, il principale ormone sessuale maschile, che viene poi convertito in diidrotestosterone (DHT) e in estradiolo (estrogeno) in determinati tessuti. Livelli elevati di diidrotestosterone possono causare la IPB. Come e perchè l’aumento di DHT causi l’IPB rimane un argomento di studio.

COME CI SI ACCORGE CHE LA PROPRIA PROSTATA SI È INGROSSATA?

La sintomatologia è a carico delle basse vie urinarie: si avverte urgenza e difficoltà nella minzione, aumenta la frequenza urinaria sia nelle ore diurne sia in quelle notturne, si sente di nuovo lo stimolo alla minzione subito dopo la fine della stessa, il flusso diventa intermittente e si avverte la sensazione di incompleto svuotamento della vescica. Infine, i disturbi alla prostata possono anche influenzare l’attività sessuale.

COME POSSO CURARLA?

La prima cosa da fare quando si avvertono i sintomi sopracitati è consultare un urologo che possa fare diagnosi certa ed escludere la presenza di un tumore alla prostata o alla vescica.

Il medico stesso deciderà se è il caso di intervenire subito chirurgicamente o se prima impostare una terapia che possa rallentare il processo iperplasico e ridurre la sintomatologia.

Nella fase iniziale i pazienti rispondono solitamente bene a trattamenti che prevedono l’utilizzo di integratori alimentari che rallentano l’iperplasia come la Serenoa repens o i betasitosteroli e quelli antiossidanti come la curcuma che riducono anche il processo infiammatorio.
Nei pazienti con sintomi meno tollerabili solitamente vengono prescritti farmaci come gli inibitori della 5 alfa riduttasi che impediscono la conversione del testosterone in diidrotestosterone (e che quindi rallentano l’ingrossamento della prostata) o gli alfa litici che agiscono rilassando la muscolatura liscia del collo vescicale aumentando così il flusso urinario. 

DAL PUNTO DI VISTA DELL’ALIMENTAZIONE COSA POSSO FARE?

Una delle cose più importanti è bere molto allo scopo di diluire le urine e ridurre il rischio di infezioni batteriche. L’assunzione di acqua va diluita durante la giornata ovviamente per evitare che troppa acqua, assunta in poco tempo, possa causare una ritenzione acuta di urina viste le difficoltà alla minzione.

Cosa sì e cosa ridurre?

Sì a frutta e verdura, le migliori alleate in quanto ricche di sostanze antiossidanti, vitamine e minerali. Sì ai cereali integrali, ai cibi freschi, sani e poco elaborati.

Ridurre il consumo proteico derivante dalle carni rosse e dagli insaccati e prediligere invece il pesce, possibilmente quello azzurro, ricco di omega 3.

Evitare o ridurre alcool, caffè, spezie (pepe e peperoncino), cibi troppo grassi ed elaborati, fritti, dolci e bevande zuccherate.