Patologie

Obesità e sovrappeso

Using technologySecondo dati dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la prevalenza dell’obesità a livello globale è raddoppiata dal 1980 ad oggi; nel 2008 si contavano oltre 1,4 miliardi di adulti in sovrappeso (il 35% della popolazione mondiale); di questi oltre 200 milioni di uomini e oltre 300 milioni di donne erano obesi (l’11% della popolazione mondiale). Nel frattempo, il problema ha ormai iniziato ad interessare anche le fasce più giovani della popolazione: si stima che nel 2011 ci fossero nel mondo oltre 40 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni in sovrappeso.

Secondo il rapporto Osservasalute 2013, che fa riferimento ai risultati dell’Indagine Multiscopo dell’Istat emerge che, in Italia, nel 2012, più di un terzo della popolazione adulta (35,6%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (10,4%). Come negli anni precedenti, le differenze sul territorio confermano un gap Nord-Sud in cui le Regioni meridionali presentano la prevalenza più alta di persone obese (Puglia 12,9% e Molise 13,5%) e in sovrappeso (Basilicata 39,9% e Campania 41,1%) rispetto a quelle settentrionali (obese: Liguria 6,9% e PA di Bolzano 7,5%; sovrappeso: Liguria 32,3% e PA di Bolzano 32,5%).

L’obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, in genere a causa di un’alimentazione scorretta e di una vita sedentaria, che può influenzare negativamente sia la qualità che l’aspettativa di vita. Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza che un peso in equilibrio sia una condizione necessaria per una buona salute fisica e mentale.

A livello psicologico infatti, l’obesità può stravolgere completamente la vita di una persona: chi è obeso spesso viene isolato e può incorrere in stati d’ansia e depressione. In particolare i bambini in sovrappeso tendono a sviluppare un rapporto difficile con il proprio corpo e con i propri coetanei, con conseguente isolamento che spesso si traduce in ulteriori abitudini sedentarie.

Si sta studiando se e quanto l’obesità possa essere anche il risultato di fattori di rischio di natura genetica. Per quanto gli studi siano ancora preliminari, data la natura multifattoriale dell’obesità, è probabile che esistano fattori genetici combinati in grado di favorire o meno la capacità di perdere peso e di mantenerlo basso.

L’indice di massa corporea

L’obesità è definita come un eccesso di grasso corporeo in relazione alla massa magra, in termini sia di quantità assoluta, sia di distribuzione in punti precisi del corpo. La distribuzione del grasso corporeo può essere effettuata con diversi metodi, dalla misura delle pieghe della pelle, al rapporto tra la circonferenza della vita e dei fianchi, oppure con tecniche più sofisticate come gli ultrasuoni, la Tac o la risonanza magnetica. La classificazione della popolazione in base al peso viene fatta utilizzando l’indice di massa corporea BMI (BMI = Body Mass Index, secondo la definizione americana).

Il BMI si calcola secondo la formula seguente:

BMI = peso (in kg)/quadrato dell’altezza (in metri)

Ad esempio: se il tuo peso è di 100 Kg per 1,75 m di altezza

Il tuo BMI sarà di 100 : (1,75 x 1,75) = 32.65

 Le classi di peso indicate dal BMI sono:

  • < 18,5 sottopeso
  • 18,5 – 24,9 normopeso
  • 25 – 29,9 sovrappeso
  • > 30 obesità

Esistono naturalmente delle differenze legate al sesso: a parità di BMI, le donne tendono ad avere più grasso corporeo rispetto agli uomini, così come gli anziani rispetto ai giovani.

Eccesso di peso corporeo: un fattore di rischio

Altri problemi di salute associati a un eccesso di peso corporeo sono: ipertensione, ipercolesterolemia, apnea notturna e problemi respiratori, asma, aumento del rischio chirurgico, complicanze in gravidanza, irsutismo e irregolarità mestruali.

Un problema particolarmente grave è quello dell’insorgenza dell’obesità tra bambini e adolescenti, esposti fin dall’età infantile a difficoltà respiratorie, problemi articolari, mobilità ridotta, ma anche disturbi dell’apparato digerente e di carattere psicologico. Chi è obeso in età infantile lo è spesso anche da adulto: aumenta quindi il rischio di sviluppare precocemente fattori di rischio di natura cardiovascolare (ipertensione, malattie coronariche, tendenza all’infarto) e condizioni di alterato metabolismo, come il diabete di tipo 2 o l’ipercolesterolemia.

Prevenzione e trattamento

Il trattamento principale è la prevenzione: per controllare il proprio peso è necessario adottare stili di vita sani ossia un’alimentazione corretta e un’attività fisica adeguata. Nella diagnosi di obesità e soprattutto in tutte le successive terapie e trattamenti dietologici, è necessario evitare autodiagnosi, ma affidarsi a uno specialista. Il trattamento consiste nella riduzione del peso corporeo, sotto stretto controllo medico e presso centri specializzati e nel mantenimento di un peso adeguato alla propria altezza.

Accanto alla dieta, che deve essere studiata sul singolo individuo, va affiancata l’attività fisica (adeguata alla tipologia di paziente) ed eventualmente anche la terapia comportamentale.

Inoltre, secondo le linee guida americane, nei casi più complessi si può affiancare anche una terapia farmacologica per periodi che vanno da 6 mesi a un anno. L’utilizzo di interventi chirurgici è invece raccomandato solo in casi estremi, per quei pazienti che presentino obesità acuta (con BMI> 35-40) e altre patologie associate, che sono cioè ad alto rischio di mortalità, oppure che non rispondano agli altri trattamenti.

In caso di sovrappeso può essere utile anche l’utilizzo di integratori alimentari (ad azione saziante, riempitiva o metabolica) come coadiuvanti alla dieta per aiutare la persona a seguire meglio il regime alimentare consigliato.

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