Patologie

Ipercolesterolemia

ipercolesterolemiaChe cos’è?

Con il termine ipercolesterolemia si intende un eccesso di colesterolo nel sangue. Il colesterolo è una sostanza molto importante per il buon funzionamento del nostro organismo: contribuisce al metabolismo dei grassi, alla formazione degli ormoni steroidei e favorisce la produzione della vitamina D, essenziale per l’assorbimento del calcio.

Il colesterolo viene trasportato nel sangue dalle lipoproteine, particolari tipi di proteine classificabili in base alla loro “densità”: le lipoproteine a bassa densità (LDL, Low Density Lipoprotein) dannose per la salute, trasportano il colesterolo sintetizzato dal fegato alle cellule del corpo; le liporoteine ad alta densità (HDL, High Density Lipoprotein) rimuovono il colesterolo in eccesso dai diversi tessuti e lo trasportano nuovamente al fegato, che poi provvede a eliminarlo.

Quando i valori del colesterolo totale (LDL+HDL) superano i 200 mg/dl si parla di ipercolesterolemia: in questo caso il colesterolo in eccesso tende a depositarsi all’interno delle arterie formando placche aterosclerotiche che con il passare del tempo possono ostruire i vasi impedendo il flusso di sangue diretto al cuore e provocando quindi infarto e altre patologie cardiovascolari.

L’ipercolesterolemia interessa, secondo dati dell’ISS (2002) il 21% degli uomini e il 23% delle donne.

Quali sono le cause dell’ipercolesterolemia?

Generalmente l’ipercolesterolemia è dovuta a una alimentazione troppo ricca di cibi grassi e condimenti, alimenti cioè particolarmente ricchi di colesterolo, a condizioni fisiologiche particolari come gravidanza e menopausa, infine alla presenza di patologie epatiche, insufficienza renale cronica, ipotiroidismo. Anche obesità, diabete, vita sedentaria sono fattori di rischio che possono favorire l’insorgenza dell’ ipercolesterolemia. Esiste infine una importante componente genetica ed ereditaria.

È possibile prevenire l’ipercolesterolemia?

Le persone affette da ipercolesterolemia ne sono quasi sempre inconsapevoli, dal momento che questa alterazione non provoca sintomi diretti. Proprio per questa ragione il colesterolo deve essere tenuto costantemente sotto controllo, attraverso un semplice esame del sangue.
La prevenzione è la strategia principale per mantenere il colesterolo entro la norma, in primo luogo facendo attenzione alle abitudini alimentari. È bene quindi adottare una dieta che limiti l’introduzione di grassi di origine animale, come carni grasse, derivati del latte, uova preferendo alimenti di origine vegetali, olio di oliva.

Altre misure che caratterizzano uno stile di vita corretto sono una attività fisica regolare, che aumenta i livelli di HDL, l’astensione dal fumo, che abbassa i livelli di LDL e un limitato consumo di alcol.

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APPROFONDIMENTO

Il colesterolo

Il colesterolo è una sostanza grassa necessaria al corretto funzionamento dell’organismo: partecipa infatti alla sintesi di alcuni ormoni e della vitamina D ed è un costituente delle membrane delle cellule. Prodotto dal fegato, può anche essere introdotto con la dieta: è contenuto, per esempio, nei cibi ricchi di grassi animali, come carne, burro, salumi, formaggi, tuorlo dell’uovo, fegato. È invece assente in frutta, verdura e cereali.

Il trasporto del colesterolo attraverso il sangue è affidato a una classe particolare di particelle, quella delle lipoproteine. Esistono quattro tipi di lipoproteine, classificate in base alla densità, che è inversamente proporzionale alla quantità di colesterolo presente.
Le più importanti per la prevenzione cardiovascolare sono:

  • LDL, o lipoproteine a bassa densità: trasportano il colesterolo sintetizzato dal fegato alle cellule del corpo,
  • HDL, o lipoproteine ad alta densità: rimuovono il colesterolo in eccesso dai diversi tessuti e lo trasportano nuovamente al fegato, che poi provvede a eliminarlo.

Ipercolesterolemia ed effetti sulla salute

Le LDL o lipoproteine a bassa densità sono note nel linguaggio comune come “colesterolo cattivo”: quando sono presenti in quantità eccessiva, infatti, tendono a depositarsi sulla parete delle arterie, provocandone ispessimento e indurimento progressivi. Questo processo, chiamato aterosclerosi, può portare nel tempo alla formazione di vere e proprie placche (o ateromi) che ostacolano il flusso sanguigno, o addirittura lo bloccano del tutto. Quando il cuore non riceve abbastanza sangue ricco di ossigeno, si può sviluppare l’angina pectoris, una condizione caratterizzata da dolore al torace, alle braccia o alla mandibola, solitamente in concomitanza di uno sforzo o di uno stress. Inoltre, le placche possono staccarsi e formare un trombo, che può indurre un improvviso arresto del flusso sanguigno. A seconda di dove è localizzata, l’ostruzione di un vaso può provocare infarto del miocardio (a livello cardiaco), ictus (a livello cerebrale) o claudicatio intermittens (a livello degli arti inferiori).

Si parla di ipercolesterolemia quando il colesterolo totale (LDL più HDL) è troppo alto. Valori desiderabili sono i seguenti:

  • colesterolo totale: fino a 200 mg/dl 100-190
  • colesterolo LDL: fino a 100 mg/dl <150
  • colesterolo HDL: non inferiore a 50 mg/dl

Sintomi e diagnosi

Alti livelli di colesterolo non producono sintomi diretti: molte persone ignorano infatti di soffrire di ipercolesterolemia. Tuttavia, il colesterolo può essere facilmente misurato con un semplice esame del sangue e deve essere tenuto costantemente sotto controllo.

Ereditarietà e fattori di rischio

Esistono diversi fattori di rischio che possono contribuire all’ipercolesterolemia, tra cui dieta, sovrappeso e obesità, mancanza di attività fisica, ma anche la concomitanza di malattie metaboliche come il diabete. Anche il fumo può danneggiare i vasi sanguigni e accelerare il processo di indurimento delle arterie. Inoltre, il livello di colesterolo LDL tende ad aumentare con l’età, soprattutto fra le donne.

Ci sono poi degli individui geneticamente predisposti a sviluppare ipercolesterolemia e che possono quindi sviluppare aterosclerosi e problemi cardiaci fin da giovani. Questa condizione è nota come ipercolesterolemia ereditaria ed è associata a una serie di mutazioni a carico del gene del recettore delle LDL, che si trova sul cromosoma 19. La malattia è caratterizzata da alti livelli ematici di colesterolo totale e di colesterolo LDL (ma non di trigliceridi), con gravità variabile a seconda del numero di mutazioni. Nella forma omozigote si manifesta in modo grave fin dall’infanzia: si formano placche (xantomi) all’interno della pelle su gomiti, ginocchia e natiche, ma anche depositi di colesterolo nella pelle, nei tendini e intorno alla cornea dell’occhio (archi cornei). Inoltre, i valori di colesterolo totale sono compresi tra 600 e 1200 mg/dL. I soggetti eterozigoti hanno invece manifestazioni più lievi, spesso poco evidenti durante l’infanzia.

I problemi a carico dell’apparato cardiovascolare cominciano in genere verso i 35-40 anni negli uomini e verso i 45-55 anni nelle donne. Attualmente esiste una terapia farmacologica in grado di curare efficacemente l’ipercolesterolemia familiare e di prevenirne le conseguenze cardiovascolari a lungo termine. Diventa quindi fondamentale diagnosticarla correttamente il più presto possibile. La presenza di livelli molto elevati di colesterolo totale è una condizione necessaria, ma non sufficiente per la diagnosi della malattia, che è determinata anche da altri fattori individuali e ambientali. Infatti, non solo esistono altre forme di ipercolesterolemia, ma l’aumento di colesterolo può essere secondario ad altre malattie. È perciò importante poter effettuare la diagnosi genetico-molecolare della malattia, che offre la possibilità di una diagnosi certa e precoce, anche in fase prenatale.

Ipercolesterolemia in Italia

In Italia, secondo i dati del Progetto Cuore (raccolti tra il 1998 e il 2002 ), il valore della colesterolemia nella popolazione italiana è in media di 205 mg/dl per gli uomini e di 207 mg/dl per le donne. Il 21% degli uomini e il 25% delle donne ha il valore della colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl, oppure è sotto trattamento specifico, mentre il 62% degli uomini e il 61% delle donne ha un livello elevato di colesterolo LDL (maggiore cioè di 115 mg/dl). Inoltre, il 36% degli uomini e il 33% delle donne è in una condizione borderline, con un valore di colesterolemia totale compresa fra 200 e 239 mg/dl. Questi valori salgono ulteriormente nella popolazione anziana, dove il 33% degli uomini e il 39% delle donne ha un valore di colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl, oppure è sotto trattamento specifico. Un eccesso di colesterolo LDL si riscontra nel 62% degli uomini e nel 70% delle donne. Fra gli anziani, sono inoltre in una condizione borderline il 33% degli uomini e il 24% delle donne.
Un’altra classe particolarmente a rischio di ipercolesterolemia sono le donne in menopausa: in Italia il 38% delle donne in menopausa ha valori di colesterolemia totale uguali o superiori a 240 mg/dl, oppure è sotto trattamento farmacologico specifico, mentre il 35% è in una condizione borderline.
Per quanto riguarda il trattamento, a qualunque età, l’84% delle donne e l’81% degli uomini affetti da ipercolesterolemia non è sottoposto ad alcun trattamento farmacologico; mentre, rispettivamente, il 6% e il 5% non viene trattato in modo adeguato (il valore della colesterolemia totale rimane superiore a 240 mg/dl).

Infine, in Italia la familiarità per l’ipercolesterolemia riguarda il 24% degli uomini e il 34% delle donne; le percentuali più elevate si riscontrano al Centro, con il 26% degli uomini e il 36% delle donne.

Prevenzione e trattamento

La prevenzione è la strategia principale per mantenere la colesterolemia entro i livelli consigliati. Tra gli stili di vita consigliati ci sono quindi:

  • mantenere un’alimentazione sana, riducendo i grassi (soprattutto quelli saturi) e il consumo di alcool,
  • tenere sotto controllo il peso corporeo,
  • fare attività fisica in modo regolare,
  • evitare il fumo.

A volte, però, intervenire sullo stile di vita non basta per tenere i livelli di colesterolo sotto controllo e può rendersi necessario un intervento farmacologico. Esistono diverse categorie di farmaci in grado di ridurre la colesterolemia:

  • statine: il ruolo principale è quello di rallentare la produzione di colesterolo LDL e incrementare la capacità del fegato di eliminare quello già in circolo nel sangue. Sono inibitori selettivi dell’enzima 3-idrossi-3metilglutaril-coenziam A HMG-CoA- reduttasi enzima che catalizza la tappa iniziale e limitante nella biosintesi del colesterolo intracellulare epatocitaria. La riduzione del colesterolo intracellulare attraverso un meccanismo di “up-regulation” aumenta l’espressione dei recettori delle LDL che vengono allontanate più rapidamente dal plasma;
  • sequestranti della bile acida: si legano con il contenuto di colesterolo della bile acida dell’intestino e vengono eliminati con le feci, contribuendo così ad abbassare la quota di colesterolo LDL;
  • niacina, o acido nicotinico: abbassa i livelli di colesterolo totale e di LDL (oltre che di trigliceridi), a favore della quota HDL;
  • fibrati: sono usati principalmente per abbassare i livelli di trigliceridi e, in misura minore, per aumentare il colesterolo HDL.

Questi farmaci possono avere effetti collaterali, e devono quindi essere prescritti sotto stretto controllo medico; sono inoltre a carico del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) nel momento in cui il paziente rientra in una delle categorie specificate nella Nota 13. La nota 13 recentemente aggiornata (il testo completo si può visualizzare sul sito dell’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco) riporta le seguenti categorie: ipercolesterolemia poligenica, dislipidemie familiari, iperlipidemie in pazienti con insufficienza renale cronica, iperlipidemie indotte da farmaci non corrette dalla sola dieta. Per ciascuna categoria vengono specificati i criteri di inclusione e i farmaci prescrivibili a carico del SSN.

Non sempre però i farmaci sono necessari per il trattamento dell’ipercolesterolemia, soprattutto quando non ci sono altri fattori di rischio cardiovascolare; spesso l’utilizzo di integratori alimentari associati a dieta e movimento fisico sono in grado di ridurre i livelli di colesterolo.
Una sostanza molto utilizzata è il riso rosso fermentato, ottenuto dalla fermentazione del comune riso da cucina (Oryza sativa), ad opera di un particolare lievito, chiamato Monascus purpureus o lievito rosso. Questo riso, che deve il suo nome alla caratteristica colorazione, rappresenta un componente tradizionale della fitoterapia cinese ma è molto conosciuto anche in occidente per le preziose virtù ipolipidemizzanti. Durante la sua attività fermentatrice, questo lievito si arricchisce infatti di un gruppo di sostanze, denominate monacoline, a cui è stata scientificamente attribuita una spiccata attività ipocolesterolemizzante. Tra queste, spicca la monacolina K. L’integrazione con riso rosso fermentato si è rivelata efficace per normalizzare i livelli di colesterolemia totale, colesterolo LDL e trigliceridi. Un’altra proprietà attribuita al riso rosso fermentato è quella di ridurre il rischio cardiovascolare grazie ad azioni antiaterosclerotiche di altro tipo (effetto antinfiammatorio, vasodilatante e riduttivo sui livelli di lipoproteina A).
Inoltre, a differenza delle statine di sintesi, non presenta effetti collaterali quali: disturbi muscolari che variano da debolezza muscolare e crampi a mialgia, proteinuri, epatotossicità, dispepsia e, più raramente, nausea, cefalea o malessere.

Il riso rosso fermentato è una delle sostanze naturali maggiormente utilizzate negli integratori alimentari per il trattamento dell’ipercolesterolemia.

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