Patologie

Disturbi del comportamento alimentare

Slave of slim body obsessionChe cosa sono?

I disturbi del comportamento alimentare sono sempre più diffusi nelle società occidentali e hanno subìto un forte incremento nel corso degli ultimi decenni. Se non trattati in tempi e con metodi adeguati, i disturbi alimentari possono diventare una condizione permanente e nei casi gravi portare alla morte.
Questi disturbi, che sono il risultato dell’interazione di fattori genetici, ambientali, sociali, psicologici e psichiatrici e che si manifestano attraverso un rapporto distorto con il cibo che è diverso di volta in volta, sottendono un comune aspetto e cioè un disturbo ossessivo-compulsivo.Il paziente presenta una ossessiva sopravvalutazione dell’importanza della propria forma fisica, del proprio peso e corpo e la necessità di stabilire un controllo su di esso.
Esiste poi una componente di familiarità, o ancora, i disturbi possono insorgere in seguito ad eventi traumatici come violenze abusi, difficoltà di accettazione da parte dei propri familiari.

L’anoressia

L’anoressia è uno stato morboso sintomatico causato da una malattia o da un’alterazione psichica (anoressia nervosa). Questo ultimo caso è generalmente quello al quale si fa riferimento parlando genericamente di anoressia. Il termine deriva dal tardo latino anorexia e, a sua volta, dal greco anorexìa, parola composta da an (particella di negazione) e òrexis, appetito.

Si manifesta inizialmente con un’attenuazione dello stimolo ad alimentarsi, poi seguono l’anoressia vera e propria (mancanza di appetito), il rapido dimagramento, l’osteoporosi, la diminuzione di tutte le attività fisiologiche fino anche ad una carenza del sistema immunitario e, nelle donne, la perdita delle mestruazioni.

La malattia presenta un aspetto nutrizionale e uno comportamentale. Il primo è legato al deficit alimentare che può avere effetti molto gravi sull’integrità fisica, il secondo a fattori psicologici scatenanti, come conflitti familiari, una scarsa autostima e il desiderio di emulare modelli estetici spinti agli estremi. I malati di anoressia si vedono, paradossalmente, grassi e goffi e mettono in atto strategie molto sofisticate nel tentativo continuo di combattere la fame (uso di lassativi e dimagranti, vomito provocato) nascondendo spesso il proprio stato e mentendo sulla quantità di cibo assunto. L’umore è direttamente proporzionale al peso e al suo controllo: la diminuzione di peso è motivo di soddisfazione, mentre il paziente diventa triste e ipercritico se aumenta di un solo etto. La sua autostima, i successi conseguiti in ogni campo e il valore come persona dipendono quindi esclusivamente dal suo corpo e dal controllo che riesce a imporre sullo stimolo della fame.

La malattia attraversa diverse fasi: inizialmente è possibile che le restrizioni alimentari auto-imposte dal malato siano addirittura elogiate dai familiari o da figure di riferimento, divenendo fonte di gratificazione. In una fase intermedia, la fatica di combattere lo stimolo della fame diventa meno pressante, anzi il paziente ha l’impressione di trarre maggiore energia dalla privazione del cibo, a causa di un meccanismo di conservazione della specie (non è infrequente vedere che nei periodi di carestia gli animali innalzano il livello di attività per stimolare la ricerca frenetica del cibo). L’umore del paziente si fa molto irritabile per la paura di perdere il controllo della situazione e ritornare ad aumentare il peso. In questa fase compaiono pensieri ossessivi riguardanti il cibo e il soggetto mette in atto tutte le strategie sopra descritte per continuare nei suoi intenti autolesionistici.
Nell’ultima fase della malattia il calo ponderale è notevole (la riduzione è almeno del 15-20% del peso ottimale) e la mente comincia a mostrare segni di cedimento, con il calo della concentrazione, la perdita di memoria e di capacità di giudizio critico e disturbi frequenti del sonno in aggiunta a comparsa di veri e propri comportamenti maniacali. L’incidenza mortale dell’anoressia è attualmente di un malato su 5.

La cura dell’anoressia coinvolge necessariamente l’ambiente familiare del paziente, specie se adolescente, richiedendo un’ampia disposizione a collaborare e a mettere in discussione comportamenti e situazioni familiari, cause possibili dell’insorgere del disturbo. Esistono oggi centri specializzati per la cura dell’anoressia, ma il primo passo della terapia consiste nella presa di coscienza del problema da parte del paziente e di chi gli vive vicino. Nonostante la complessità della malattia, se affrontata da medici esperti e con la collaborazione del malato e dei suoi cari, la guarigione può essere totale fino al ritorno a una qualità di vita normale. La risoluzione della patologia è più probabile tanto è più precoce la diagnosi di stato di anoressia e pre anoressia, quindi l’attenzione dei genitori è fondamentale.
Gli integratori nutrizionali per os (attraverso la bocca) possono svolgere un ruolo importante nel percorso terapeutico nel paziente con anoressia nervosa. L’utilizzo di tale metodologia va in ogni caso ritenuto accessorio nella gestione più complessa di questa patologia che implica un approccio multidisciplinare sia in ambito ospedaliero che domiciliare. L’approccio nutrizionale deve sempre essere affiancato da quello psichiatrico e medicale.

La bulimina nervosa

Contrariamente a quanto avviene nei casi di anoressia, il paziente affetto da bulimia nervosa può essere di peso normale, sottopeso o soprappeso. Inoltre, il peso di un soggetto bulimico può subire forti variazioni, sintomo della presenza di un disturbo alimentare.

Il bulimico manifesta il proprio disagio attraverso l’abbuffata, ingerendo una quantità enorme di cibo, talvolta corrispondente a migliaia di calorie, nel giro di poco tempo.
Un’abbuffata è caratterizzata dai seguenti criteri:

  • mangiare in un definito periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili,
  • sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad esempio sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si stia mangiando).

Si hanno inoltre condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, utilizzo di diuretici, abuso di lassativi, digiuno o esercizio fisico eccessivo. Tutto questo spesso avviene di nascosto ed è seguito da un senso di colpa e di vergogna. Le persone in questa situazione sperimentano la sensazione di una totale assenza di controllo sulle proprie azioni.

È anche qui fondamentale che il soggetto possa lavorare con un’equipe di specialisti allo scopo di regolarizzare l’assunzione di cibo, dato che la diminuzione delle abbuffate provoca di per sé un aumento dell’autostima, una maggior fiducia nelle proprie capacità e la sensazione di poter in qualche modo combattere attivamente il disturbo.

Le cure per questi disturbi sono basate su farmaci e psicoterapie di tipo cognitivo comportamentale. Nei casi più gravi di denutrizione in seguito ad anoressia si rende necessaria l’alimentazione “forzata” o l’ospedalizzazione.

L’iperfagia

L’iperfagia prandiale è un tratto psicologico e comportamentale che si caratterizza per l’assunzione di grandi quantità di cibo prevalentemente durante i pasti. Si tratta di un profilo caratterizzato dal piacere per il cibo, dal controllo sulle quantità assunte, dall’aspetto prevalentemente conviviale legato ai pasti e dalla assenza di malessere psicologico legato all’assunzione degli alimenti stessi.
L’iperfagia prandiale è spesso il risultato di consolidate abitudini familiari, ed è non di rado associata a stereotipi culturali. Gli eccessi alimentari durante i pasti possono determinare l’insorgenza di una obesità marcata qualora tale comportamento sia frequente, ma il peso può rimanere entro i limiti del sovrappeso (BMI<30) se esso risulta episodico.

Si possono distinguere due categorie di iperfagici prandiali: i golosi e i divoratori. I golosi amano il cibo e tutto quello che ne permette una assunzione il più possibile appagante, a cominciare dalla compagnia con cui si va a tavola. I divoratori invece tendono a privilegiare la quantità sulla qualità, raramente preparano i piatti che poi consumeranno in compagnia, mangiano più velocemente dei golosi senza peraltro perdere il controllo sulla quantità.

Per grignottage si intende il mangiucchiare piccole quantità di cibo, soprattutto dolci e grassi, quindi alimenti altamente calorici, durante buona parte della giornata. Il grignotteur, così come l’iperfagico prandiale, mangia lentamente e apprezza quello che sta mangiando, a differenza del primo però, spesso mangia in risposta a noia o malesseri fisici vari. Ad un esame psicologico a volte si riscontrano modesta autostima, tratti ansiosi di personalità o vere e proprie sindromi ansiose o depressive, in genere di modesta gravità.

Il binge eating disorder (o disturbo da alimentazione incontrollata) è invece una sindrome molto più grave e complessa dal punto di vista psicologico. Il comportamento alimentare di questi soggetti è caratterizzato da abbuffate episodiche accompagnate da perdita di controllo e seguite da deflessioni dell’umore. La persona introduce grandi quantità di cibo accompagnata da una sensazione di perdita del controllo. Tuttavia, oltre alle abbuffate, questi pazienti presentano un disordine alimentare tale per cui non sono in grado di sistematizzare il loro comportamento alimentare, sia nei periodi liberi da abbuffate, sia durante i momenti della giornata in cui l’abbuffata si verifica.

Anche in questi casi l’intervento è di tipo psicoterapico integrato con valutazioni ed interventi medici e dietetici.

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PVS34

PVS34 Alimento a fini medici speciali indicato per il regime alimentare di soggetti in condizione di malnutrizione, a base di proteine, amminoacidi, vitamine e sali minerali.

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