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Demenza senile

Demenza senile

Demenza senile: cos'è

La demenza senile è oramai una priorità mondiale di salute pubblica. 1,2 milioni di italiani ne soffrono e studi internazionali prevedono che nel 2020, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, il numero delle persone con demenza nel mondo supererà i 48 milioni.

Per demenza senile si intende la degenerazione progressiva del Sistema Nervoso Centrale, che si manifesta da un punto di vista clinico con una serie di disturbi cognitivi, della memoria e della capacità di pensiero, tra i quali citiamo:

  • una ridotta capacità di memoria a breve e lungo termine
  • problemi di orientamento spazio-temporali
  • difficoltà nel riconoscere le persone
  • sbalzi nel comportamento che possono comportare depressione, euforia e insonnia.

Per dire che un soggetto soffre di demenza senile è importante che questa condizione persista per almeno alcuni mesi e non essere conseguente all’assunzione di farmaci o altre cause.

Le demenze si dividono in due gruppi:

  1. processi degenerativi del SNC, che creano una condizione di invecchiamento più precoce e più veloce
  2. demenze conseguenti ad altre patologie cerebrali (es: ischemie, tumori, ecc.) o organiche (es.: disturbi della tiroide o deficit vitaminici o alimentari).

Demenza senile: sintomi

I sintomi principali della demenza senile afferiscono alle seguenti sfere cognitive:

  • Memoria
  • Comunicazione e linguaggio
  • Ragionamento e giudizio
  • Concentrazione e attenzione
  • Percezione visiva

La memoria a breve termine è la prima facoltà cognitiva che viene colpita: si dimentica dove sono le chiavi della macchina o se si sono pagate le bollette, si saltano gli appuntamenti perché si dimenticano le date. Si inizia con piccole perdite di memoria nel quotidiano che poi diventano progressivamente più gravi estendendosi nel passato, fino a casi in cui non si riconoscono più i volti delle persone note, si dimentica la strada di casa o peggio dove si era diretti.

Molte forme di demenza sono graduali e peggiorano progressivamente.

In altri casi, quando la demenza è più grave, in quanto causata da una degenerazione delle cellule cerebrali o da malattie sistemiche, il soggetto presenta difficoltà nelle attività quotidiane, non si ricordano più azioni semplici, come fare il caffè, dove si trovano gli oggetti in casa e peggio ancora a cosa servono.

Subentrano anche i problemi di linguaggio - si scordano le parole e se ne usano di improprie - e la difficoltà ad orientarsi nel tempo e nello spazio.

Un altro sintomo caratteristico della demenza è la diminuzione della capacità di giudizio, che provoca comportamenti inappropriati, come vestirsi male o in modo errato a seconda delle occasioni, magari indossando il pigiama per uscire.

Senza considerare la difficoltà nei calcoli e nel pensiero astratto.

Tutti questi sintomi causano anche sbalzi d’umore continui e irritabilità e diffidenza, con una progressiva mancanza di iniziativa e di interesse per le proprie attività.

È importante non sottovalutare i sintomi, in quanto una diagnosi tempestiva della demenza a è importante per ricorrere subito ad azioni e trattamenti disponibili.

Demenza senile: rischio e prevenzione

Alcuni fattori di rischio per la demenza, come l'età e la genetica, non possono essere modificati. Ma i ricercatori continuano ad esplorare l'impatto di altri fattori di rischio sulla salute del cervello e studiare la prevenzione della demenza. Alcune delle aree più attive di ricerca in questo ambito includono fattori cardiovascolari, attività fisica e dieta alimentare.

Fattori di rischio cardiovascolare: il cervello è nutrito da una delle reti più ricche di vasi sanguigni del corpo. Ciò che danneggia i vasi sanguigni nel corpo può danneggiare i vasi sanguigni nel cervello, privando le cellule cerebrali di cibo e ossigeno vitali. Le alterazioni dei vasi sanguigni nel cervello sono legate alla demenza vascolare. Queste alterazioni sono spesso presenti insieme ai cambiamenti causati da altri tipi di demenza, tra cui la malattia di Alzheimer e la demenza con corpi di Lewy. Questi cambiamenti possono interagire causando un declino più veloce o rendere le lesioni più gravi. Si può quindi intervenire aiutando a proteggere il cervello, con alcune delle stesse strategie che proteggono il cuore:

  • non fumare;
  • tenere sotto controllo la pressione sanguigna, il colesterolo e la zucchero nel sangue, entro i limiti raccomandati;
  • mantenere un peso sano.

Esercizio fisico: l'esercizio fisico regolare può contribuire a ridurre il rischio di alcuni tipi di demenza. L'evidenza suggerisce che l'esercizio può influenzare positivamente e direttamente le cellule cerebrali, aumentando il flusso di sangue e ossigeno nel cervello.

Dieta: ciò che si mangia ha impatto sulla salute del cervello attraverso il suo effetto sulla salute del cuore. Le evidenze attuali suggeriscono che i modelli di alimentazione sani, come la dieta mediterranea, possono aiutare a proteggere il cervello. Una dieta mediterranea implica poche carni rosse e molti cereali integrali, frutta e verdura, pesce e molluschi, frutta secca, olio d'oliva e altri grassi sani. Alcune vitamine, minerali e micronutrienti sono essenziali per contrastare la demenza, e in caso di carenza dovrebbero essere integrati nella dieta.

Demenza senile: cure e farmaci

Chi soffre di demenza senile può affidarsi ad un medico generico, un neurologo, un internista, un geriatra o uno psichiatra.

Il medico sarà in grado di intervenire su alcuni dei problemi fisici e comportamentali provocati dalla demenza (come ad esempio l’aggressività, l’agitazione o la tendenza a vagabondare).

Tuttavia, contro la demenza, al momento non esistono terapie risolutive. Per questo l’obiettivo è mettere a punto interventi che contribuiscano a rallentare il processo di deterioramento cerebrale.

I ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze del Cnr di Pisa hanno sottoposto un gruppo di anziani colpiti da forme lievi di declino cognitivo a un programma di allenamento per la mente e per il corpo riscontrando una significativa frenata della progressione del disturbo.

I risultati dello studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” hanno mostrato che la ginnastica per la mente ritarda l’invecchiamento. “Quando impegniamo il cervello in attività complesse e in un contesto sociale giocoso, i circuiti neurali vengono rimodellati mediante la produzione di fattori neutrofici che favoriscono la plasticità neuronale” affermano i ricercatori.

La stimolazione cognitiva (memorizzazione di volti e parole, esercizi di logica, giochi di attenzione) è dunque un importante terapia per ritardare la demenza senile.

In generale, il trattamento della demenza dipende dalle sue cause. Nel caso di quelle più gravi e progressive, come il morbo di Alzheimer, non ci sono cure o trattamenti che possono fermare la progressione della malattia.

Chi soffre di Alzheimer assume in genere farmaci che rallentano il progredire della condizione e ne alleviano i sintomi. Cosi come le terapie non farmacologiche e comportamentali possono migliorare il benessere fisico ed emotivo ed aiutare a controllare i sintomi di questa malattia.

Per quanto riguarda le demenze vascolari invece si interviene preventivamente sui fattori di rischio come l’ipertensione, il diabete, ipercolesterolemia e sulle abitudini di vita, come l’astensione totale da fumo. Sono ancora in corso ricerche per sviluppare farmaci in grado di diminuire la gravità dei problemi cognitivi e di memoria per questo tipo di demenza.

Demenza senile: come migliorare la vita delle persone che ne soffrono

In tutti i casi di demenza, ci sono alcune situazioni ambientali e comportamentali, che riguardano la vita della persona, che possono essere migliorate al fine di affrontare al meglio la condizione di demenza.

1) Riorganizzare la casa, rendendola sicura e funzionale, eliminando gli oggetti pericolosi, come ad esempio i tappeti, pericolosi per le cadute, aggiungendo maniglie e corrimano e degli antiscivolo in bagno. Da valutare l’acquisto di poltrone che aiutano a rialzarsi.

2) Non effettuare cambiamenti drastici. L’anziano che soffre di demenza fa fatica a ricordare le novità in tutti i sensi. L’ambiente deve essere sempre familiare per aiutarlo a memorizzare. Anche i trasferimenti per le vacanze potrebbero stravolgere la percezione spazio-temporale.

3) Sì al movimento. L’attività fisica è importante anche nel caso di demenza. Ben vengano le passeggiate quotidiane e all’aria aperta, che aiutano la vitalità del tono muscolare, l’equilibrio e le articolazioni. L’attività fisica migliora l’appetito e aiuta a combattere la stitichezza, oltre a scaricare la tensione e l’aggressività, sintomi associati della demenza.

4) Essere gentili, calmi e pacati nel rapporto con queste persone. Occorre avere pazienza e parlare in modo chiaro e semplice, spesso accompagnando i discorsi da gesti d’affetto.

Quale differenza tra demenza senile e Alzheimer?

Il morbo di Alzheimer è la più nota tra le demenze senili gravi, caratterizzata da sintomi come afasia, perdita di memoria a breve termine e incapacità ad orientarsi nel tempo e nello spazio. A ciò si aggiungono disturbi di concentrazione e conseguente perdita di autonomia.

Il morbo di Alzheimer rappresenta circa il 60-80% dei casi di demenza e si riscontra soprattutto in soggetti sopra i 65 anni di età.

Si tratta di una malattia neurodegenerativa, che inizia con sintomi che spesso vengono attribuiti ad altre cause, come lo stress, il carico di lavoro, la stanchezza, ma che poi assume livelli di dimenticanza talmente grandi da comportare invalidità 24 ore su 24.

La malattia di Alzheimer è determinata da alcuni difetti genetici che causano la sintesi di proteine (beta-amiloide e tau) che distruggono i neuroni e si differenzia da altri tipi di demenze senili che possono essere di tipo vascolare e che hanno cause diverse, come piccoli infarti che danneggiano il tessuto cerebrale. In questo caso la demenza può associarsi anche a disabilità motorie.

Infine, citiamo anche la demenza con corpi di Lewy, che provoca tremori e rigidità, allucinazioni e disturbi del sonno e la demenza fronto-temporale, che comporta atrofia sui lobi cerebrali, apatia, irritabilità, afasia e disfasia.

 

LINKOGRAFIA FONTI:

Paginemediche.it

Alz.org

Pazienti.it

OK-Salute.it

Wisesociety.it

Farmacoecura.it

 

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